Il corsetto mi toglie il respiro, che secondo il regolamento termale dovrebbe essere il mio unico difetto. Riposo, ha prescritto il medico termale, riposo e latte e niente libri dopo le nove. La mia famiglia mi ha mandata qui perché le chiacchiere sul mio fidanzamento sciolto si depositino come polvere in una stanza vuota.
«Signorina Henriette.» Il giovane al tavolo dell'ambulatorio non sembra un medico. Sembra uno che non ha dormito una notte e non se ne è pentito. «Dottor Brandt. Assisto il dottor Wehrle. È impedito.» – «Da cosa?» – «Dal pranzo.»
Sfoglia la mia cartella, lentamente, e la sua bocca ha un sussulto in un punto. «Esaurimento nervoso», legge. «Irritabilità. Espressione di opinioni sconvenienti a tavola.» Alza lo sguardo. «Quale opinione?»
«Che una donna che scioglie un fidanzamento non è malata, ma intelligente.» Lo dico prima di potermi trattenere. Il dottor Brandt mette via la cartella. «Le prescrivo contraddizione», dice. «Tre volte al giorno. Prima dei pasti.»
Fuori, nel parco termale, le signore in bianco camminano sotto gli ombrelli, e io cammino tra loro come una nota stonata. Lui mi raggiunge alla fontana, il cappello in mano, contro ogni regola che un assistente dovrebbe conoscere.
«Lei legge dopo le nove», dice. «Ho visto la luce.» – «Osserva le finestre delle pazienti?» – «Solo una.» Lo dice senza sorridere, e per questo funziona. La fontana mormora, e una delle signore in bianco guarda.
«Domani alle sei il bosco è vuoto», dice. «Niente medico, niente ordine, niente corsetto necessario.» Si mette il cappello. «Ci vado a passeggiare. Da solo, a meno che qualcuno non contraddica.»



